Parità e pari opportunità per le donne: nella società, nel lavoro, nella famiglia.

In TUTTO il MONDO.

 

 

Nel dicembre del 1977, L’ONU, con la risoluzione 32/142, stabilì CHE L’8MARZO FOSSE la “Giornata delle Nazioni Unite per i diritti delle Donne e per la pace internazionale”.

In Italia la ricorrenza prese piede timidamente negli anni Venti solo tra le operaie delle grandi fabbriche, eclissandosi nella clandestinità durante gli anni bui del fascismo, per affermarsi definitivamente dopo la Liberazione, quando l’8 marzo del 1946 venne celebrata ufficialmente la prima “Giornata della donna”. Era l’alba di una nuova era: durante i due conflitti mondiali le italiane si erano scoperte operaie, tranviere, ferroviere, postine, impiegate di banca, brave amministratrici, superando almeno temporaneamente quei tabù e confini tra i ruoli maschili e femminili che dominavano la società prebellica. Con la Seconda Guerra le italiane si appropriarono così di una nuova identità, iniziando una vera e propria rivoluzione che porterà alla rivendicazione di nuovi diritti e spazi nella vita sociale e politica del Paese.

Nell’Italia liberata, il nuovo corso venne sancito dalle migliaia di donne che si recarono a votare in massa il 2 giugno 1946.

Nel decennio successivo, in Italia le richieste dei movimenti per i diritti delle donne si concentrarono sull’emancipazione e l’eguaglianza nella vita politica e in quella privata.

Nel 1950 veniva varata la legge che vietava il licenziamento delle donne durante il primo anno di vita del bambino e introduceva il trattamento economico dopo il parto.

Nel 1956 quella sulla parità retributiva tra uomo e donna.

Nel 1963 fu dichiarata illegittima la pratica largamente in uso di firmare le dimissioni in bianco per avere un lavoro.

Il 1968 segnò uno spartiacque nella storia dell’emancipazione femminile: le donne scendevano in piazza rimettendo in discussione ruoli, diritti e doveri, chiedendo a gran voce un sistematico piano di riforme.

E’ del 1969 è la depenalizzazione dell’adulterio, del 1970 la legge sul divorzio, del 1975 la riforma del diritto di famiglia.

Negli anni della contestazione, anni in cui anche la pillola anticoncezionale era illegale – lo è stata fino al 1971 – la battaglia delle donne per ottenere la depenalizzazione dell’aborto rivelò tutte le contraddizioni di un’Italia profondamente divisa.

E’ solo del 1981 l’abrogazione dell’infamia del delitto d’onore, residuo del Codice Rocco degli anni 20.

Oggi la questione femminile è tornata a essere drammaticamente centrale nel dibattito pubblico per il continuo aumento di casi di “femmincidio”, donne uccise dal marito, fidanzato, compagno, padre…

per gelosia, o per incapacità di accettare che la donna possa decidere liberamente di troncare una relazione finita.

Per tutte e tutti noi, oggi,  l’8 marzo è l’occasione per ricordare tutte le battaglie combattute, vinte o ancora da vincere per la difesa e la valorizzazione delle donne.