La riflessione nella giornata contro la violenza sulle donne

“Con il 25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza nei confronti delle donne, torniamo a contare il numero delle donne che, in Italia, Paese evoluto, europeo, industrializzato e cattolico, sono state ucciso da chi avrebbe dovuto invece amarle e difenderle.

Secondo quanto emerge dall’aggiornamento statistico sul fenomeno curato da EURES – Ricerche Economiche e Sociali, nei primi dieci mesi di quest’anno in Italia le vittime di femminicidio sono state 106, una ogni 72 ore. A uccidere sono stati, nella quasi totalità dei casi, mariti, compagni o ex, incapaci di accettare la fine della relazione o la volontà della ex compagna di volersi ricostruire una vita al di fuori della coppia.

Il femminicidio è stato, in un terzo dei casi, la tragica conclusione di una catena di violenze fisiche, psicologiche e in alcuni casi anche sessuali agite dal partner, a volte denunciate dalle donne, a volte no. Sappiamo tutti che non è solo una questione di coraggio, spesso manca l’indipendenza economica, a volte quella psicologica e, se ci sono figli, a ciò si aggiunge il timore che l’altro possa vendicarsi su di loro.
E’ evidente la necessità di un vero cambiamento culturale che coinvolga le nuove generazioni, le istituzioni scolastiche, le forze di polizia, il mondo delle comunicazioni nelle forme vecchie e nuove …

E poichè la visione etica di uno Stato si riflette nel suo ordinamento giuridico, è importante che tale cambiamento sia supportato da un robusto, chiaro sistema normativo che sappia adeguarsi prontamente ai cambiamenti in essere.

Molto negli ultimi anni è stato fatto.

E’ del 2013 la legge n.119 contenente norma per il contrasto della vilenza di genere, c.d. Legge anti-femminicidio.

Nel 2015 il D.Lgs. n. 80, per la conciliazione delle esigenze di cura, di vota e di lavoro, ha previsto per la prima volta il diritto al congedo retribuito per le lavoratrici (dipendenti e autonome) vittime di violenza di genere.

Recenti modifiche al Testo Unico in materia di Spese di Giustizia (T.U.S.G.) hano previsto l’accesso al gratuito patrocinio sempre, anche in deroga ai limiti di reddito altrimenti previsti, per le vittime di violenza sessuale, stalking e maltrattamenti. In molte Regioni sono stati istituiti Fondi di sostegno alle donne vittime di violenze.

Poiché oltre alle vittime, non vanno dimenticati i bambini o ragazzi che, in seguito al delitto, si sono ritrovati orfani di madre o, in caso di omicidio-suicidio, di entrambi i genitori, nel gennaio di quest’anno è stata approvata la legge n. 4/18 che, apportando modifiche al codice civile, a quello penale e di procedura penale, garantisce giustizia economica “ai figli minori o ai figli maggiorenni non economicamente autosufficienti, rimasti senza un genitore a seguito di un omicidio commesso dall’altro coniuge, anche se legalmente separato o divorziato.”

La nuova legge prevede: Ammissione alla difesa a spese dello stato (Gratuito Patrocinio); Sequestro conservativo dei beni dell’omicida così che questi possa risarcire i figli; Indegnità a succedere del coniuge indagato e condannato, che viene escluso dalla successione; Sospensione del diritto alla pensione di reversibilità; Diritto al cambiamento del cognome per i figli della vittima di crimine domestico, quando coincidente con quello del genitore condannato in via definitiva;Perdita di alloggio popolare per gli autori dei reati di violenza domestica, sia consumati che tentati, anche non sfociati in omicidio, comprese lesioni, violenza, incesto ,violenza sessuale ecc..; Estensione agli orfani del fondo vittime di reati mafiosi con una dotazione aggiuntiva di 2 milioni di euro all’anno. Ai figli delle vittime viene poi assicurata assistenza gratuita medico-psicologica.

Il percorso legislativo sopra sinteticamente ricordato, sembra ora bruscamente interrompersi con la presentazione di un Disegno di legge, il 735/2018, c.d. Disegno Pillon dal nome del suo primo firmatario, in tema di affido condiviso dei figli minori e loro mantenimento in caso di separazione genitoriale, presentato in Commissione Giustizia al Senato lo scorso 10 settembre.

Esso prevede:

la mediazione familiare obbligatoria, che ha dei costi che non tutte le famiglie possono permettersi e questo può essere un disincentivo per chi non ha soldi e vorrebbe separarsi ad esempio da un partner violento…

il “diritto” del minore di trascorrere tempi paritari od equipollenti con ciascuno dei genitori . Si legge: “Salvo diverso accordo tra le parti, deve in ogni caso essere garantita alla prole la permanenza di non meno di dodici giorni al mese, compresi i pernottamenti, presso il padre e presso la madre”. Sappiamo tutti che il giudice affida i minori al genitore più in grado di prendersi cura di loro in termini di disponibilità e di tempo e che, nella maggior parte dei casi, queste sono le madri. Questo disegno di legge sembra ignorare tutto ciò a favore di una bigenitorialità basata su meccanici conteggi dei tempi;

introduzione di un’inesistenze patologia: “l’alienazione parentale”. Se un bambino dovesse rifiutare un genitore , l’altro perderebbe l’affidamento. È un invito al silenzio per bambini e soprattutto genitori che vogliono tutelare i figli da partner violenti…

eliminazione dell’assegno di mantenimento, sostituito da un assegno calcolato ad hoc sui figli e sul progetto che i genitori hanno su di loro. La cifra stabilita sarà poi divisa equamente tra i genitori, in base a quanto guadagnano. Se un genitore è privo di reddito, tutte le spese toccheranno all’altro, che però non darà un assegno forfettario, ma pagherà direttamente le spese vive, o pagherà una cifra a fronte di fattura. Poiché nella maggior parte dei casi, il soggetto economicamente più debole è la donna, ci penserà bene prima di chiedere una separzione che la costringerà ad elemosinare spesa per spesa il contributo economico del partner per sè e peri propri figli.

l’obbligo per il genitore a cui viene assegnata la casa coniugale di corrispondere all’altro “un indennizzo pari al canone di locazione computato sulla base dei concorrenti prezzi di mercato”. Ulteriore disincentivo all’intraprendere la separazione, con pesanti conseguenze nelle situazioni in cui sono presenti abusi e violenze…

Questa legge, falsamente paritaria, è un testo ostile alle donne e ai bambini e ha l’obiettivo di riportare il diritto di famiglia indietro di 50 anni.

Rocordiamo che i rapporti tra persone sono veramente paritari quando si hanno le stesse opportunità e possibilità e che la vera giustizia è nel trattare in maniera differente situazioni diseguali.

Voglio concludere con le parole, non di un pericoloso rivoluzionario, ma di un fedele servitore dello Stato, il Capo della Polizia Franco Gabrielli: “Una donna che è vittima di violenza, proprio perché prevaricata in quanto donna e privata di libertà ed autonomia, si sente sola, è rassegnata, prova vergogna, ha paura di ritorsioni per sé stessa e i propri figli, si crede colpevole, teme di non essere creduta”…