Spesso si sente dire “il ponte del 25 aprile”. Al di là del significato (banale) di occasione per una vacanza dal lavoro, penso che realmente il 25 aprile possa essere visto come un ponte tra passato e presente e in vista di un futuro migliore.

La democrazia di cui oggi godiamo affonda le sue radici nel coraggio e nel sacrificio di centinaia di cittadini, gente comune, che hanno voluto dire basta alla dittatura fascista e alla ancora più odiosa occupazione nazista, in nome della giustizia, della liberetà, dell’uguaglianza.

Il 25 aprile del 1945 le insurrezioni partigiane pongono fine, alcuni giorni prima dell’arrivo delle truppe alleate, all’occupazione nazifascista di Milano e Torino, liberate dopo Bologna e prima di Genova e Venezia. Entro il 1o maggio, tutta l’Italia settentrionale sarà libera. Per lo più giovani, con riferimenti ideali e culturali anche molto diversi tra loro, hanno saputo fare della solidarietà e della lealtà reciproca il riferimento irrinunciabile delle loro azioni. E hanno vinto!
Palmiro Togliatti, otto mesi dopo, al V Congresso nazionale del Pci (29 dicembre 1945) dirà:

“se guardiamo al cammino che in questi anni abbiamo percorso possiamo concludere che abbiamo adempiuto il compito […] di lottare per la distruzione del fascismo, per la restaurazione delle libertà democratiche, per il rinnovamento dell’Italia. […] In questa lotta non siamo stati soli, né pretendiamo nessun merito esclusivo. Abbiamo avuto accanto a noi operai e lavoratori socialisti, lavoratori e intellettuali del Partito d’azione, del partito democratico cristiano e di altre correnti democratiche e liberali a cui mandiamo il saluto fraterno dei combattenti. Nella lotta per la liberazione del nostro paese si è creata tra il nostro partito e queste altre tendenze democratiche una unità di propositi e di azione che è stata tra le cause principali della nostra vittoria. Questa unità non si deve oggi spezzare, anzi deve durare e consolidarsi, deve diventare una delle fondamenta della nuova Italia che insieme vogliamo costruire”.

25 aprile 1

Per questo il 25 aprile è una giornata di festa, non una giornata per dividere, ma per unire le forze democratiche del nostro Paese. Non commemorazione, ma racconto alle nuove generazioni per condividere insieme il sogno e il progetto di un futuro migliore.

La Storia, quella con la S maiuscola, è fatta di tante piccole storie personali, storie da raccontare perché non scompaia il ricordo…

Anche Grottaferrata ha una piccola/grande storia da raccontare e oggi, 25 aprile, è l’occasione giusta per farlo.
Sulla tomba della famiglia Pavoni, a Grottaferrata, c’è scritto: “A Umberto, partigiano che durante la guerra di liberazione ha donato la sua giovane vita agli ideali della democrazia, della libertà, della pace”.

Umberto Pavoni, nome di battaglia ”Tenore”, era nato a Fabriano, nel 1918, poi venne ad abitare con la famiglia a Grottaferrata. Militare presso Ciriè, quando arriva il fatidico otto settembre, l’armistizio con i tedeschi in casa, la fuga del Re e lo sbandamento dell’esercito, matura la scelta della clandestinità. Va al nord, dove c’è la Repubblica Sociale Italiana. Catturato in uno dei rastrellamenti scatenati dalle forze naziste, verrà ucciso a ventisei anni, il 16 maggio 1944 a Forno di Coazze. I partigiani catturati vengono mitragliati alle gambe, lasciati agonizzare per l’intera notte, senza che nessuno si possa avvicinare per aiutarli.

L’indomani vengono sepolti in una fossa comune. Oggi, negli stessi luoghi, esiste un ossario che ricorda i nomi di quasi 100 partigiani morti in quei tragici giorni di conflitto… Consegno questo racconto a tutti i democratici di Grottaferrata e soprattutto ai più giovani perché la democrazia non resti commemorazione ma diventi progetto di un futuro migliore.

La Segretaria del Circolo

Silvana Pappaianni