La nota della Segreteria del Circolo di Grottaferrata per spiegare lo SPRAR

Il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR) costituisce una rete di centri c.d. di “seconda accoglienza” destinata ai richiedenti e ai titolari di protezione internazionale.

Esso non è dunque finalizzato (come i centri di prima accoglienza) ad un’assistenza immediata delle persone che arrivano sul territorio italiano, ma all’integrazione sociale ed economica di soggetti già titolari di una forma di protezione internazionale (rifugiati, titolari di protezione sussidiaria o umanitaria).

Mentre i Centri di accoglienza straordinaria sono dotati solo dei servizi minimi (vitto, alloggio e infermeria), i servizi offerti dai singoli progetti territoriali dello SPRAR sono: assistenza sanitaria; assistenza sociale; attività multiculturali; inserimento scolastico dei minori; mediazione linguistica e interculturale; orientamento e informazione legale; servizi per l’alloggio; servizi per l’inserimento lavorativo; servizi per la formazione.

Lo SPRAR si propone due obiettivi principali:

(a) offrire misure di assistenza e di protezione al singolo beneficiario;

(b) favorirne il percorso di integrazione attraverso l’acquisizione di una ritrovata autonomia.

E’ stato istituito ai sensi dell’art. 32 l. n. 189/2002 e in seguito a un protocollo d’intesa del 2001 stipulato dal Ministero dell’Interno, dall’ANCI e dall’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati (UNHCR). L’intera rete è coordinata e monitorata da un Servizio Centrale, gestito dall’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (ANCI), in seguito ad una convenzione stipulata con il Ministero dell’Interno.

I singoli enti locali interessati, congiuntamente ad organizzazioni del terzo settore presenti sul territorio, precedentemente selezionate a livello locale, possono partecipare ai bandi del Ministero dell’Interno presentando il proprio progetto. I progetti ritenuti “idonei” vengono finanziati .

Il Decreto 10 agosto 2016, pubblicato in G.U. Serie Generale n.200 del 27 agosto 2016, ha per oggetto modalità e procedure per il nuovo funzionamento dello SPRAR, a partire dai contenuti dell’Intesa tra Governo, Regioni ed enti locali del 10 luglio 2014 al fine di attuare un sistema unico di accoglienza dei richiedenti e titolari di protezione internazionale attraverso l’ampliamento della rete Sprar. Il Decreto favorisce la stabilizzazione dei progetti SPRAR già attivi e lo snellimento delle procedure di accesso alla rete per nuovi Enti locali che intendano farvi ingresso, permettendo di superare l’attuale rigidità imposta dalla periodicità di pubblicazione dei bandi di adesione e optando per una gestione “a liste sempre aperte”, così da accogliere le domande degli Enti locali senza più vincoli temporali ma solo in base alla disponibilità delle risorse. Ciò al fine di stimolare una costante progettualità.

Lo scorso 8 novembre è stato presentato a Roma il Rapporto sulla Protezione Internazionale in Italia 2017. Realizzato da Anci, Caritas italiana, Cittalia, fondazione Migrantes e servizio centrale dello Sprar, in collaborazione con Unhcr, il rapporto fa il punto sul fenomeno dei migranti forzati nel mondo e su quello dei richiedenti protezione internazionale in Italia.

Secondo il Rapporto al 15 luglio 2017 nelle strutture italiane sono ospitati in tutto 205 mila migranti e continua a crescere il numero dei comuni coinvolti nell’accoglienza, che sono ormai il 40% del totale (3.231). Crescono i posti Sprar: tra il 2012 ed il 2016 il numero di persone accolte negli  SPRAR è quintuplicato, passando dalle 7.823 del 2012 alle 34.039 del 2016. Contemporaneamente diminuiscono le situazioni di criticità, anche grazie al lavoro operativo della cabina di regia Anci – ministero dell’Interno, istituita proprio al fine di accompagnare l’applicazione del piano di ripartizione.

L’accoglienza Sprar brilla inoltre rispetto al tasso di integrazione delle persone ospitate, che continua ad aumentare, con conseguente diminuzione del tempo di permanenza nelle strutture di accoglienza. Aumentano di conseguenza le persone che possono beneficiare dei progetti d’integrazione.

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IL Piano Nazionale di ripartizione dei richiedenti asilo e rifugiati